lunedì 25 gennaio 2016

Di nuovo qui!

Non avere scritto una sola riga nel blog per un anno e mezzo, equivale a considerare questo spazio clinicamente morto? Secondo le regole dei blog, la risposta è sì. Un blog si costruisce su un calendario editoriale, vive di periodicità e del rapporto che cresce giorno dopo giorno con i suoi lettori. Quindi l'eclissi del blogger segna di fatto la fine della sua creatura. Ma io ho tutta un'altra idea di blog. Mi spiego meglio. Ci sono, secondo me, due categorie di blogger: i professionisti e i dilettanti. I primi scrivono tutti i giorni o quasi e sono animati non solo dalla passione, ma anche da quello che io chiamo "un ritorno": di immagine, di guadagno, di pubblicità. I secondi, e io rientro in questo nutrito gruppo, scrivono per il puro piacere di scrivere, perché il blog è uno spazio di libertà, è un modo per dare voce ai pensieri che ti frullano in testa, e, cosa non secondaria, è divertente. Quindi ho fatto pace con i miei sensi di colpa e mi sono detta che sì, potevo tornare a scrivere, che la blogosfera aveva fatto a meno di me per 18 mesi senza per questo cessare di esistere e che non avrei sconvolto proprio nessuno, né con la mia assenza né con il mio ritorno.

Ho fatto un pochino di restyling, un parolone per dire che ho ridisegnato l'intestazione del blog, creando un effetto scritta su lavagna, e mi sono data alcune piccole regole per uniformare l'aspetto dei post. Insomma qualche ritocchino, come quando per rinnovare la casa compri dei nuovi cuscini per il divano, tanto per rinfrescare l'ambiente, ma nella sostanza il posto è sempre quello. Questo per dire che questo blog continuerà a parlare di libri, il motivo per cui è venuto al mondo. 

Però è vero che in questi 18 mesi sono successe un po' di cose e visto che io sono cambiata, anche il blog cambierà un pochino, per assomigliarmi di più. Ci sarà un po' più spazio per parlare di ciò che sono e faccio e di qualche progetto in corso. Mi sono accorta che i libri troppo spesso sono stati uno schermo dietro cui nascondermi per evitare il faccia a faccia con la parte più vera di me. Non sono certa di riuscire a percorrere fino in fondo questa nuova strada, ma vorrei almeno provarci prima di abbassare una volta per tutte la saracinesca del blog. Quindi, che dire? Bentornata a me!

sabato 5 luglio 2014

Quattro etti d'amore, grazie: la trappola del confronto



Questo libro è vivamente consigliato a tutti quelli che hanno fatto del confronto le fondamenta su cui costruire la propria infelicità.
Ci sono due donne che non si conoscono e che si chiamano Erica e Tea. Fanno la spesa nello stesso supermercato e finisce che si spiano i rispettivi carrelli, come se le scelte alimentari parlassero per loro. C'è un fondo di verità: i carrelli della spesa sono un po' lo specchio delle nostre vite. Solo che il lavoro di fantasia di Erica e Tea ha dell’incredibile: se una compra uova e farina, è per farci le crostate, quindi è una mamma premurosa. Peccato che preferisca chattare con un quasi estraneo invece di dialogare con la sua famiglia, ma questo il carrello non lo dice. Se l'altra acquista candele profumate, di sicuro serviranno ad illuminare una serata romantica e passionale. Peccato che il marito ronfi sul divano e nessuna candela profumata ne risveglierà i sensi assopiti, ma anche su questo dettaglio il carrello tace. 
Chissà se uno dei segreti della felicità non sia racchiuso in questo intrecciarsi di assurde fantasie che percorre tutto il romanzo: smetterla una volta per tutte di guardare il carrello altrui, le cose che non hai e qualcun altro sì, e provare ad essere contenta, semplicemente, delle cose che restano

domenica 29 giugno 2014

Un giorno di gloria per Miss Pettigrew: non lasciarti sfuggire la tua chance




Immaginatevi seduti al tavolo di un ristorantino vista mare. Avete ordinato un piatto di frittura mista, scelta ghiotta, ma il caldo non ve la fa apprezzare come meriterebbe. Cosa c’entra questa immagine con il libro di Winifred Watson? Ora lo capirete. Aggiungete un pergolato coperto di gelsomini, una brezza leggera che vi scompigli un po’ i capelli, un bicchiere di vino bianco frizzantino. Non vi sentite già meglio? Non avvertite un po’ di refrigerio? Ecco, queste duecento deliziose pagine piene di ritmo vi daranno la stessa esatta sensazione, sebbene ambientate in un’umida Londra novembrina.

Abbiamo tutti nel cuore dei libri meravigliosamente densi. Ma ogni tanto c’è bisogno anche di libri come “Un giorno di gloria per Miss Pettigrew”. Libri che ti fanno tirare il fiato. Libri che ti strappano un sorriso. Libri di una deliziosa leggerezza, ma ben scritti e ben congegnati.

Questo piccolo gioiello snocciola la giornata di una qualunque, anonima istitutrice. Parte da un equivoco e si chiude con l’happy end che ti aspetti. Nel mezzo, c’è un andare e venire di giovanotti, un’attrice di belle speranze, un’imprenditrice sofisticata, i riti della vestizione, un po' di frivolezze, una festa movimentata e molti pasticci che si risolvono. Miss Pettigrew, insicura di sé, repressa da un’educazione iper morigerata, struccata, spettinata, fuori moda e ridotta al lumicino, si ritrova per sbaglio nel bel mondo festaiolo della Londra anni trenta e riceve dalla vita la sua grande occasione: quella della rinascita, della trasformazione, della crescita interiore, dell’abbandono delle remore, dei timori infondati e delle insicurezze.

Quante di noi non si sono mai sentite delle Miss Pettigrew? Donne messe ad osservare la vita da spettatrici, perché le cose belle, scoppiettanti e divertenti capitano sempre nella casa accanto? Ebbene, sappiate che potreste trovarvi a bussare alla porta di quella casa, come Miss Pettigrew in apertura di romanzo. La vita potrebbe servirvi su un piatto d’argento l’occasione di cambiare, di svoltare l’angolo, di dare una sterzata ed acchiappare i sogni. Sapreste farlo? O chiudereste la porta, fuggireste lontano, avreste troppa paura della felicità? Miss Pettigrew è rimasta e ha colto la sua chance. Leggete il libro e poi fate altrettanto.